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I destini paralleli della Mamma mistica e del Santo di Pietrelcina

di Michele Steinfl esperto in Teologia


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Dom 07 Settembre 2014 - 22:31


Immagine Principale

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Ricordo di avere visto tempo fa un documentario sui momenti più significativi dei viaggi del Papa Giovanni Paolo II, con una sua tappa a Reggio Calabria dell'ottobre del 1984, circostanza nella quale rivolgendosi soprattutto ai giovani con una carismatica e indimenticata battuta disse: "Sappiatelo, Cristo NON si è fermato ad Eboli!". Chissà, mi domando oggi, a quante cose pensasse davvero e quante serbasse nel suo cuore il caro Papa mentre pronunciava quelle parole. Certo, l'attenzione, il rispetto e l'amore che per fede sappiamo che Dio nutre per ogni Sua creatura e per l'intero creato di per sé potrebbero anche bastare a spiegare, almeno dal punto di vista teologico, quella acuta e profonda affermazione. Ma il Magistero del Papa e della Chiesa ci ha sempre tramandato anche la fede in un Dio che non è un Dio astratto, un Dio solo dei concetti e delle teorie, ma è piuttosto un Dio che ama rivelarsi all'uomo e farsi conoscere da lui in modo da dimostrare di essere capace di esaudire ciascuno dei suoi più intimi e profondi aneliti e desideri del cuore, come un Dio non soltanto "infinito", ma anche personale, un Dio non soltanto trascendente ma anche visibile, non soltanto "credibile", ma anche esperibile come sguardo e parola nell'incontro umano. Questo stesso Dio, che per i cristiani ha mandato come Suo messaggero nella carne in mezzo a noi Gesù il Cristo, "Parola di Dio", ama di epoca in epoca scegliersi in base a tanti diversi criteri di elezione delle anime elette, e servirsene come strumenti docili al Suo volere, molte volte affidando loro coraggiose e avventurose missioni in mezzo agli uomini nel mondo, per fare rifulgere la loro sapienza e la loro fede davanti a loro e glorificare il Suo Nome rendendogli testimonianza. Ebbene, di possibili incontri di fede capaci di cambiare, trasformare, travolgere la vita delle persone, il destino ha voluto che il nostro Sud Italia, a cavallo fra due secoli, potesse vantarne ben due, di cui uno oggi già santo, San Pio da Pietrelcina, canonizzato proprio da Giovanni Paolo II il 16 giugno del 2000, e l'altra Fortunata "Natuzza" Evolo, morta nel 2009, e oramai prossima a cominciare, scaduti secondo la prassi i cinque anni di attesa, un veloce e sicuro cammino di ascesa alla gloria degli altari. Davvero allora, si potrebbe aggiungere a posteriori in sintonia con le parole del Papa, per tanti motivi, anche per questo, veramente NO, Cristo NON si è fermato ad Eboli!
Un bellissimo documentario trasmesso dalla RAI all'interno del format "La grande storia" è stato realizzato dal bravo giornalista e vaticanista Filippo Anastasi, che è stato anche ospite al liceo di Anzio "Chris Cappell" realizzato dalla Fondazione Christian Cappelluti, presso il quale il documentario è stato presentato e proiettato.
Il documentario di Anastasi appare presto essere brillante e coinvolgente, alternando sapientemente filmati di repertorio sui due mistici ad interviste più recenti realizzate con tutta una galassia di persone che in un modo o nell'altro, nella vita reale, in apparizioni ubiquitarie o in sogni taumaturgici, li hanno incontrati, ciascuna di loro rimasta irreversibilmente toccata, cambiata, trasformata da questo incontro.
Una melodia arcaica di chitarra ci accompagna in un viaggio a ritroso nel tempo nel profondo Sud della nostra penisola, un profondo Sud ancora raggiungibile soltanto con sgangherate corriere o a dorso di mulo. Paravati, Calabria, e San Giovanni Rotondo, Gargano, Puglia, diventano da zone provinciali da sempre essenzialmente povere e rurali, ambite mete di pellegrinaggio da parte di stormi di curiosi prima, e sempre più di devoti poi, alla ricerca di un segno celeste, un prodigio soprannaturale, una parola di indirizzamento, una potente preghiera di intercessione o una guarigione miracolosa.
Natuzza Evolo, moglie di un falegname e madre di cinque figli, non può allattare: infatti patisce dalla superficie di una pelle pur priva di ferite essudazioni di sangue il quale, su panni da lei appositamente appoggiati sulla superficie della epidermide, senza alcun suo intervento, scrive misteriosamente come per opera di una mano soprannaturale, frasi sacre in lingue antiche e disegna immagini a significato liturgico e devozionale.
Come Padre Pio porta le stimmate, e possiede, come anche Padre Pio, il dono carismatico dell'ubiquità, come testimonia l'attuale parroco di Canicattì, Ignazio Nicosia, il quale in un periodo difficile della sua esperienza come seminarista riceve una sera una sua visita, con la quale lei lo rassicura dicendogli che tutto fino a quel momento era dovuto andare così nel progetto di Gesù, e che tutto presto si sistemerà.
Lo straordinario e raro dono dell'ubiquità che Iddio concede, io personalmente lo percepisco come un segno, nel microcosmo della vita umana, della onnipresente prossimità e vicinanza del cuore di Dio all'uomo, il Papà che "già tutto sa", come dice Gesù. Il carismatico che possiede questo dono non fa altro che intercedere per i fratelli e manifestare loro, per grazia di Dio,
il grande mistero spirituale del Dio che è più vicino a noi di quanto non lo potremmo mai essere neppure noi stessi, Dio nostro conforto e nostra consolazione.
Diceva la Evolo, come cercando di spiegare a parole le dinamiche di un divino gioco d'amore: "Io vedo: vedo qua e vedo là!". "Ricordati - dice una volta Padre Pio ad un suo figlio spirituale - io vedo tutto in Dio".
Già appare essere qualcosa di unico e di straordinario ciò che Dio riesce ad operare usando questi suoi strumenti per il bene del prossimo. Ma quando questi mistici e veggenti, queste grandi anime, si avvicinano tanto alle vite e ai destini dei fratelli per i quali pregano ed intercedono, può capitare che si verifichino dei veri e propri tentativi di trasferimento del loro carisma taumaturgico, delle vere e proprie opere, come dire, di sensibilizzazione alla causa...! È per esempio quanto, fra l'altro, è successo a Matteo Pio, all'epoca bambino affetto da una meningite acuta fulminante che Padre Pio guarì miracolosamente e completamente tanto che dopo appena un mese Matteo era già in grado di fare ritorno alla scuola che all'epoca frequentava e riprendere i suoi studi. Ma nel sogno notturno che precedette la guarigione, Padre Pio, che gli apparve affiancato da angeli, lo prese per mano e lo portò a Roma per guarire, disse, un altro bambino. Allora, sempre nel sogno, Matteo chiese al Padre "come si facesse a guarire qualcuno", sentendosi rispondere prontamente: "Con la forza di volontà". Oggi come oggi, testimonia la madre, Matteo è un ragazzo normalissimo ma che porta dentro di sè qualcosa di particolare: l'amore per gli altri, la voglia di aiutarli e il desiderio di testimoniare loro la sua incredibile esperienza spirituale.
Quante guarigioni miracolose sono potute accadere per intercessione di Padre Pio, e quante anche per intercessione di Natuzza Evolo, che aveva ricevuto dallo Spirito il dono della "illuminazione diagnostica", grazie alla quale esprimeva diagnosi e suggeriva ai malati le cure mediche più indicate. E sia Padre Pio che la Evolo, per tutta la loro vita, mai si auto-attribuirono alcun merito personale per tutto questo. "Io prego soltanto; i miracoli li fa Dio" era all'unisono la loro risposta.
Mentre guardo il documentario, avverto il bisogno di tirare un bilancio su quanto visto e sentito fino a questo momento, e mi accorgo di come, almeno secondo il mio personale punto di vista, si intravedano quattro categorie di modi, in ordine crescente di efficacia e di rilevanza, in base ai quali questi due grandi mistici hanno, in parallelo, interceduto, e aiutato così tanta gente. Innanzitutto, segni, prodigi e fatti straordinari che hanno fin da subito attirato l'attenzione e la curiosità del primo momento da parte di molti. Poi certamente la preghiera di intercessione, e le guarigioni miracolose. Ma come trascurare il nucleo forse fondamentale della loro vita ed esperienza mistica, ciò che forse più di ogni altra cosa attraverso la docilità al volere divino li ha resi poi dopo anche potenti intercessori per gli altri, vale a dire la loro offerta per amore dell'indicibile sofferenza fisica, e spesso anche psichica e morale, alla Divina Volontà? Tutti e due patiranno anche diffidenze ed ostracismi da parte di esponenti di spicco delle gerarchie ecclesiastiche dell'epoca, e tutti e due allo stesso modo risponderanno:" Dolce è la mano della Chiesa anche quando mi percuote".
Al nipote Pasquale che, all'età di 8-9 anni, domandava alla propria nonna Natuzza perché Dio non le chiedesse soltanto di sorridere agli altri, invece che permetterle tanta sofferenza, lei rispondeva che il sorriso sarebbe troppo semplice da offrire; invece, la sofferenza che è difficile da accettare e da offrire serve di più ad aiutare tante anime ad arrivare a Dio. Così, racconta il documentario, il nipote Pasquale imparava dalla sua nonna e allo stesso tempo "mamma mistica" per il mondo che anche la sofferenza va vissuta e accettata, che anche la sofferenza può a volte diventare "un dono".
Ma rimane, sempre stando alla mia riflessione personale che procede mano a mano che davanti ai miei occhi scorrono le immagini del documentario, anche una quarta e ultima categoria, che oserei chiamare quella della rivelazione delle rivelazioni, cioè quella della presenza del Divino in mezzo a noi, della sua operativa esistenza nelle nostre vite come Provvidenza, in una parola, del Regno, sempre già con noi, già dentro di noi.
Giovanni Gigliozzi nel dopoguerra è un socialista, critico teatrale dell'Avanti, che mentre si trova a Teatro avverte nel bel mezzo della sala un inspiegabile profumo di rose, e questo per più volte anche in altri sempre più improbabili luoghi. Si informa in giro e viene allora a sapere da parte di amici che c'è un frate del Gargano che usa l'effluvio di rose come "richiamo a distanza". Una volta decisosi con sua moglie a partire per San Giovanni Rotondo, arrivato finalmente a tu per tu con Padre Pio si sente apostrofare da Lui:" Eh, c'è n'è voluto per farti arrivare!". Racconta il Gigliozzi che Padre Pio gli raccontò tutto di lui prima ancora che fosse lui a raccontarglielo. Da quel momento in poi diventerà uno dei suoi figli spirituali.
Cosa dire poi del braccio destro operativo della Provvidenza Divina alle prese con l'ancora indefinito ed incerto destino di Francesco Lotti, oggi ormai affermato primario nella Casa Sollievo della Sofferenza? L'incontro con il soprannaturale, e con la divina capacità di prendere nelle proprie mani e dirigere a proprio piacimento i destini degli uomini, tramite la mediazione di Padre Pio, rivoluzionerà completamente la sua vita. Per volere di Dio comincerà all'improvviso a studiare medicina, sempre per Suo volere si sposerà, e oggi, affermato professionista proprio su quello stesso colle dove, al tempo della profezia fattagli dal Padre non c'era ancora nulla e dove sarebbe soltanto in seguito sorta la Casa Sollievo della Sofferenza, vanta orgoglioso e grato a Dio e a Padre Pio ben 9 figli e 30 nipoti!!
Pochi giorni prima della sua morte, avvenuta il 23 settembre del 1968, Padre Pio concesse un'intervista direttamente nella sua cella a Franco Bucarelli, inviato radiofonico della RAI. Il Padre disse che pregava per tutti i radioascoltatori perché il Signore Iddio li santificasse.
Gli chiese Bucarelli: "Come vi sentite?". " Dovrei sentirmi completamente sfracassato oggi, invece grazie a Dio l'ho passata!". "Voi sapete quanta gente vi sta vicino col pensiero, con l'affetto, con la preghiera". " Si, io col cuore sto vicino a tutti, però ... Va’ in pace, il Signore ti santifichi".
Si trova forse qui, in queste parole rivelatrici ed in questo avanzato luogo dello spirito, questo stare col cuore vicino a tutti, la "summa" capace di spiegare molte cose. Questa mistica e fraterna capacità di essere vicino a tutti e a tutto, propria di un animo ascetico e distaccato dalle preoccupazioni del mondo e dalla sofferenza umana, questa mistica prossimità del cuore a largo raggio, dà ragione di molti, se non di tutti, i prodigi e i fenomeni soprannaturali che Dio permette, quando è davvero Lui a permetterli: l'ubiquità, la preghiera di intercessione , le guarigioni miracolose, l'accettazione della sofferenza e la sua offerta a Dio per amore Suo e del prossimo, il perdono delle eventuali ingiustizie umane e delle offese ricevute, l'esperienza del Regno di Dio, dentro di noi e in mezzo a noi. Nulla di tutto il male esperibile a questo mondo deve contare più tanto quando si è perseguita e conquistata la meta di riuscire ad essere "col cuore vicino a tutti". Vero ed efficace anestetico spirituale, fu questo persuasivo e rigenerante amore spirituale che rese così potente la fede di queste due grandi anime del profondo Sud del nostro Paese, tanto potente, per usare le parole con cui termina anche il bellissimo documentario di Anastasi, da permettere secondo i piani di Dio e grazie al loro obbediente senso di responsabilità, che così tante persone, di ogni età e luogo, venissero letteralmente "travolte dalla fede".


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