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Genova: Porti chiusi alle armi, città aperta alla pace

?A maggio scorso i camalli avevano vinto la loro «guerra alla guerra»: la nave cargo saudita era ripartita senza caricare i generatori elettrici che sarebbero serviti per la guerra in Yemen

di Francesco Mazzarella


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Sab 15 Febbraio 2020 - 19:00


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A maggio scorso i camalli avevano vinto la loro «guerra alla guerra»: la nave cargo saudita era ripartita senza caricare i generatori elettrici che sarebbero serviti per la guerra in Yemen.

“Dopo le prese di posizione dello scorso maggio - scrive in un comunicato il Collettivo autonomo lavoratori del porto - ci troviamo nuovamente a ribadire un convinto "no" allo sbarco, nel porto della nostra città, di navi con carico di armi, con il serio rischio che siano destinate al conflitto in Yemen. Nuovamente, anche alla luce degli importanti ordini del giorno approvati all'unanimità dal consiglio comunale di Genova (il 7 giugno 2019) e dal consiglio regionale della Liguria (il 21 maggio 2019) contro la guerra e contro l'imbarco e lo sbarco di armi destinate al conflitto nel nostro porto, chiediamo con forza che le Autorità locali competenti vigilino con ogni mezzo affinché la nostra città non sia complice di un atto ingiusto che violerebbe la Costituzione, i trattati internazionali e le nostre leggi. Consapevoli della complessità della situazione e, allo stesso tempo, desiderosi che tale battaglia non si riduca ad una lotta ideologica e politicizzata, restiamo fermi nella convinzione che il porto della città non possa essere aperto per l’imbarco di armi destinate ad uccidere vite umane innocenti; l’anima aperta di Genova, già ferita da tanta sfortuna, non deve essere costretta a tollerare questa complicità con la morte. Ci affianchiamo in questa richiesta ad altre voci che si sono levate da diversi ambiti di una città che dimostra di mantenere un cuore aperto e vigile, di non volere in alcun modo essere complice della guerra e che conferma la propria vocazione alla pace, sancita dai consigli, comunale di Genova e regionale, anche con ordini del giorno che richiamano alla cosiddetta mozione di Assisi. “

Il 18 gennaio scorso è passata per Genova la Bahri Hofuf, con a bordo elicotteri da guerra, che, prima di dirigersi verso le sue tappe saudite e degli Emirati, aveva fatto uno scalo imprevisto a Iskenderun, nel sud della Turchia, a cento chilometri dal confine siriano, ed ad inizio febbraio era stata la volta della Bana, motonave cargo battente bandiera libanese che fa parte di un traffico d’armi illegale tra Turchia e Libia, entrata nel porto di Genova per un’avaria, dopo qualche giorno il terzo ufficiale di coperta ha mostrato alle autorità italiane un filmato, girato apparentemente proprio nella pancia della portacontainer, dove si vedono vari mezzi militari, tra cui carri armati. Mentre sulla carta l’armatore ha dichiarato di trasportare solo auto.

Articolo 11 della Costituzione Italiana recita:“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.”, non vi è scritto nulla rispetto al trasporto di armi, ma mi sembra che la frase “assicuri la pace e la giustizia” non sia molto in linea con il permettere il commercio di armi, ma potrebbe essere solo una sottigliezza.

 


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