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“Celebrare per incontrare”: I 100 anni dalla nascita di Chiara Lubich

di Francesco Mazzarella


:: Cultura Arte Spettacolo

Mer 22 Gennaio 2020 - 21:50


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“Celebrare per incontrare”, questo il titolo della giornata dedicata al centenario della nascita di Chiara Lubich, 22 gennaio 1920, fondatrice del movimento dei focolari, che oggi viene ricordata in tutto per il mondo.

Maria Voce, l’attuale presidente del movimento nel suo discorso ci racconta il senso di questa giornata: “… “Celebrare per incontrare”, il motto che abbiamo scelto per le celebrazioni di questo Centenario. Non vogliamo fare un ricordo nostalgico di Chiara, ma incontrare Chiara, incontrarla viva nello spirito che ci ha partecipato, viva nel Movimento che ha fondato, viva negli innumerevoli seguaci sparsi in tutti i punti della terra. Per questo, invito tutti voi che un giorno avete incontrato Chiara ed il suo carisma - che siate attualmente in contatto o meno con il nostro Movimento - a vivere quella che è forse la nostra principale caratteristica: essere persone capaci di creare relazioni, di accogliere l'altro senza pregiudizi, senza idee preconcette, senza schemi, di fare da ponte con gli altri. Festeggiamo questo anniversario di Chiara. Portiamo avanti il suo messaggio, il suo grande sogno di unità, festeggiamo e facciamolo tutti insieme - Chiara ci vede e ci vuole uniti - partecipando ai vari eventi che si realizzeranno in tutto il mondo e in particolare a tutti quelli che si realizzeranno a Trento, sua città natale, e al Centro Internazionale del Movimento qui a Rocca di Papa.”

Ma cosa fece di così straordinario questa donna?

Chiara Lubich, in realtà si chiamava Silvia, lo cambia quando nel 1942 decide di entrare terz’ordine dei francescani, la madre Luigia era una fervida cattolica, mentre il padre Luigi era un socialista antifascista. Una giovinetta di Trento, che durante la guerra, proprio quanto tutto sembrava crollare, e tutto sembrava “perso”, trovò nel vangelo il senso della sua esistenza, e della sua vita terrena. Scoprì che Dio, non abitava il cielo, non risiedeva sopra i tetti, ma che era sceso, attraverso il figlio Gesù, sulla terra, e ci aveva svelato il segreto per essere realizzati e felici. La relazione con l’altro. La scoperta le stravolse la vita. La guerra, l’atto più egoistico che l’uomo possa pensare, la guerra il periodo in cui ognuno deve pensare a sé, scappare dalle bombe, cercare cibo e riparo, un po' se volessimo usare uno slogan “ognuno per sé, Dio per tutti”. Ed è proprio quel “Dio con tutti” che Chiara, insieme ad alcune sue amiche decide di far divenire il proprio filo rosso, la propria essenza di vita. Un “Dio per tutti” che non si ferma alla sola preghiera, utile e fondamentale per i membri del movimento dei focolari, ma che si deve trasformare in azione concreta, in amore concreto.

Quando si racconta la vita di Chiara viene spesso raccontata questa esperienza esemplificativa “un giorno in cui Chiara si stava recando a messa, proprio durante la guerra, un povero gli chiese un paio di scarpe numero 42, una richiesta precisa. Arrivata in chiesa, si rivolse al Signore nella chiesa di Santa Chiara vicino all'omonimo ospedale, con questa preghiera: "Dammi un paio di scarpe taglia 42 per te in quella persona povera". Quando Chiara uscì dalla chiesa una signora si avvicinò e le consegnò un pacco. Aprendolo trovò un paio di scarpe numero 42.Di questi piccoli ma concreti miracoli la vita di Chiara ne è costellata, il suo carisma però non era quello di dare soluzione alla povertà, ma quella di mettere insieme persone, di far si che la relazione sia la soluzione. Un modo nuovo di essere relazioni, che ha come ispirazione quella di Gesù per gli uomini. Una relazione capace di dare la vita per il proprio fratello. L’idea fondante di Chiara Lubich è quella che tutti siamo chiamati all’unità, senza alcuna distinzione di sesso, cultura, razza o credo. Questa idea è l’ispirazione che Dio ha soffiato ed innestato nell’anima di Chiara da cui sono sbocciate, vocazioni religiose ma anche sociali oltre a moltissimi progetti. Ricordiamo ad esempio che al ritorno da un viaggio in Brasile nel 1991 come risposta concreta al problema sociale e allo squilibrio economico di quel Paese, e del capitalismo in generale, Dio le ispirò un nuovo modo di fare economia, la proposta rivolta primariamente alle imprese fu quella di mettere in comune i profitti prodotti, e di impostare la dinamica organizzativa sulla base della comunione e della fraternità.oggi in molte parti del mondo l’Economia di Comunione, questo il nome dato all’ ispirazione di Chiara, conta migliaia di aziende, possiamo ancora osservare come Dio si innesta anche in politica, mi ha sempre lasciato stupefatto l’idea che in politica, e quindi nel luogo dove, a volte, il male lavora liberamente, l’ispirazione di Chiara, si sia trasformata e concretizzata nel movimento politico per l’unità, che non è un movimento finalizzato alle elezioni politiche , ma un luogo libero e trasversale dove condividere, e progettare azioni di bene comune.

Cosa ci lascia oggi Chiara, oltre alle migliaia di attività e progetti, “la speranza” di un mondo migliore, la certezza che l’altro è sempre una risorsa, che solo nella relazione, quella profonda si trovano soluzioni reali. E mi sembra perfetto il titolo che hanno scelto “Celebrare per incontrare”, perché non solo ci ricorda che è possibile essere felici ed essere ricordati, ma che solo nel viversisi riesce ad essere UOMINI.


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