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Quando le parole sono alate….

Canti dell’Aria,dell’Acqua,della Terra , del Fuoco, il libretto di Francesca Spadaro: Armoniosi suggestivi versi musicali in lingua e in vernacolo messinese

recensione di Pina D’Alatri


:: Rubrica

Mer 22 Gennaio 2020 - 14:40


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Il suggestivo libretto di Francesca Spadaro “Canti dell’Aria,dell’Acqua,della Terra , del Fuoco'' ( Armando Siciliano Editore, Messina-Civitanova Marche 2018 pag 160) si presenta come un insieme armonioso e suggestivo di musica e versi in lingua e in vernacolo messinese. L’effetto è veramente emozionante, particolarmente quando il testo viene rappresentato e animato dalla stessa autrice che recita e canta con grande maestria. L’incipit del tessuto narrativo si pone ai primordi del mondo ed esattamente fa capo ad un evento di fondamentale importanza: l’origine di Trinacria. La chiusa rammenta  una vicenda epocale:l’evento disastroso che coinvolse la città di Messina nel 1908 e le tragiche conseguenze che ne derivarono, destinate a segnare per secoli l’immaginario popolare. 

 

La musica e il canto però hanno valore catartico quindi aiutano a molcire l’intenso dolore della perdita di un luogo della memoria: una città ricca, potente,  colta. Messina quindi risorge nel cuore e nella mente di tutti coloro che vengono ammaliati dall’intensità lirica del testo. L’opera si presta ad una lettura profonda da cui viene fuori un messaggio subliminale che deve essere colto,  soprattutto, dai giovani: abbandonate la patologia dell’eterno sconfitto,guardate alle potenzialità di questa terra che deve risorgere per voi e attraverso voi, divenuti eredi e attivi promotori di bellezza e di cultura. La tessitura del testo s’intreccia di miti, da Peloria a Risa, di vicende fantastiche e mirabolanti come quelle di Scilla e Cariddi,della Fata Morgana, di Colapesce alle quali, spesso, la Grande Storia s’intreccia creando un effetto fantasmagorico. Di grande rilievo,  per la giusta interpretazione del testo, risultano la prolusione del critico letterario prof. Giuseppe Rando e quella dell’Etnoantropologo ed etnomusicologo Mario Sarica .” L’opera può essere classificata come  un poema in prosa lirica dalla forte caratura espressiva in cui s’intrecciano,in un tessuto in lingua nazionale, termini dal forte colorito dialettale”. Il bi frontismo di lingua parlata e lingua scritta trova in questo testo una nuova coniugazione. La struttura dell’opera si compone di cinque atti con un prologo e tre intermezzi espressi in prosa lirica ed è  fortemente animata dall’intreccio tra lingua nazionale e linguaggio vernacolare messinese. 

 

Il bifrontismo, tra lingua parlata e lingua scritta, trova in questo testo una nuova coniugazione dalle profonde risonanze interiori. Il testo che si presta ottimamente ad una messinscena teatrale, ha trovato la sua massima espressione nella musica di Gemino  Calà. La modernità,  con la sua dilagante volgarità e con la sua incuria, non potrà spegnere la bellezza finché un poeta riuscirà a farsi ascoltare. La bellezza risiede nel valore evocativo delle parole che raccontano di un mondo lontano, un luogo di fate, di giganti , di eroi. Francesca Spadaro ci consente di abbandonarci al fascino di un testo raffinato e musicale in cui gli eventi tragici vanno letti come catarsi dell’umanità.


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