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Riflessi della Grecia moderna nella cultura siciliana del XIX sec. nel volume di Francesco Scalora

recensione di Pina D'Alatri


:: Rubrica

Dom 12 Gennaio 2020 - 14:45


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Nella prestigiosa collana dell’Istituto siciliano di studi bizantini e neoellenici, fondato da Bruno Lavagnini, è stato pubblicato il corposo saggio di Francesco Scalora che focalizza l’interesse dell’élite culturale siciliana per la Grecia nel XIX secolo.Palermo vede nella lotta greca per la liberazione dai Turchi(1821/!830) un riflesso delle proprie pulsioni autonomistiche, mentre Messina, grazie alla Comunità Ellenica, operosa e attiva fino al sisma del 1908( poi rinata nel 2003), segue più da vicino gli sviluppi della politica e della cultura greca.

L’aristocrazia palermitana è rappresentata nella poesia filellenica del tempo e l’esperienza rivoluzionaria greca diventa un esempio di rivolta da seguire contro i tentativi di soffocamento delle aspirazioni autonomisiche siciliane nonché dei privilegi baronali( Vincenzo Errante, barone della Vanella, deputato dal 1861 al 1867,poi senatore, dedicò attenzione all’importante personaggio del Pascià di Giannina, Alì, protagonista di una novella in versi ,dedicata a Michele Bertolami. Anche i dotti Matteo Ardizzone e Nicolò Cirino si ispirano all’eroica lotta dei Greci contro i Turchi( come appare nella novella in versi Selima e negli “Inni alla Grecia”). Furono filelleni gli aristocratici Giuseppe Ruffo de Spucches, duca di Caccamo e principe di Galati e la prima moglie Giuseppina Turrisi Colonna. Entrambi si ispirarono ai tristi fatti di Chio, distrutta dai Turchi nel 1822:” Irene o la vergine di Chio”,” Lord Byron a Ravenna” e” Lord Byron “a Missolungi, tra le liriche imperiture della nobile coppia. La duchessa Concettina Ramondetta Fileti esaltò le donne greche di Suli, famose per il loro eroismo. Nel contesto della Sicilia occidentale fu anche impottante la figura del sacerdote greco-cattolico Giuseppe Crispi, lontano antenato di Francesco Crispi, che ebbe come allievi a Palermo , Pietro Matrangolo, segretatario del cardinale Angelo Mai, Filippo Matranga,Parroco greco-cattolico a Messina(1875/1879) Giuseppe Spata, noto paleografo,Nicolò Spata. Mons. Crispi fu anche poeta ispirato in lingua greca moderna. Gradualmente verso l’area Messinese ci conducono Giovanni Schirò, professore al seminario di Lipari che dedicò la “Topografia Medica “ di Palermo, al’imperatrice di Russia Alessandra Fedorovna che visitò Palermo il 23 Ottobre 1845, e quella di Vincenzo Schirò, parroco greco-cattolico a Messina dal 1846 al 1875, dopo un breve inizio di Mons. Nicolò Camarda,anch’egli poeta in greco, con pubblicazioni ad Atene(C. E. Vilaràs e Kanariotis)procurate da notabili della comunità greca di Messina. La situazione messinese, secondo Scalora, è originale tanto da definirla specificità peloritana, dovuta alla presenza di un’antica e significativa colonia greca:”la città del Peloro era divenuta luogo di frontiera e crocevia obbligato di interessi politici e diplomatici importanti per tutta l’area del “Mediterraneo”. Dalle pagine dello Scalora emerge un qudro vivo della realtà messinese con l’Accademia dei Pericolanti,, il gabinetto di ettura, l’Università(riaperta nel 1838), le riviste( lo Spettatore Zancleo, Il Maurolico, L’Innominato, il Faro). L’insurrezione antiborbonica del 1847/8 diede a Messina l’aura di città martire, come Missolungi in Grecia(memorabile il sacrificio di Dimitrios Bisbikis, piccolo armatore greco diGalaxidi che ferito nel febbraio del 1848, morì il 28 marzo 1848 e fu sepolto con grandi onori, nella chiesa di San Nicolò dei Greci sulla cui facciata a suo ricordo furono mese tre epigrafi. Dal 2011 la Comunità Ellenica di Messina lo ricorda con un premio annuale. Nel 1866 e nel 1896 la città è accanto ai Cretesi ribelli, come testimonia il volume “Candia.Scritti in prosa e in verso” 1868 a cura di A. Scorsonelli con dedica di Giuseppe Morelli, tradotta in greco antico dal sacerdote Vincenzo Schirò e con scritti di T.Cannizzaro,di Emanuele Pancaldo,di stirpr greca,Antonio Catara Lettieri, Gaetano Oliva,Raffaele Villari, Giovan Battista Impallomeni, Letterio Lizio Bruni, Pietro Macrì, di origine greca poi divenuto sindaco di Messina, Letteria Montoro ed altri. Nel 1897 sarà il greco di Messina Demetrio Pallio a ringraziare la città per l’appoggio generoso ai Cretesi insorti con la pubblicazione(nell’ottobre del 1896, del numero unico del giornale “Pro Candia” con contributi di Franz Adolfo Cannizzaro, figlio di Tommaso, R. Sammarco,L: Fulci,A:Graf,G. Fraccaroli,insigne filologo,E. G Boner,T. Cannizzaro,M. Rapisardi, C. Bambas,. Alla spedizione in aiuto dei Cretesi aveva partecipato il principe palermitano Alessandro Tasca Filangieri di Cutò. Si può dire che gli intellettuali messinesi abbracciarono sinceramente la causa greca: Giuseppe La Farina scrisse le odi” Atene rinata” e “Il secolo decimonono”, mentre l’ispirazione di Felice Bisazza sembra più condizionata da elementi politici e di adesione alla corte ellenica. L’opera dei due insigni letterati è stata anche studiata da D. Bombara, mentre sulla comunità ellenica di Messina nell’Ottocento hanno pubblicato importanti studi M. D’Angelo,A: Noto,J.Korinthios. Particolare attenzione è prestata alla lunga “quaestio” della chiesa di San Nicola dei Greci, contesa tra Greco- cattolici ed Ortodossi (1844/1879) con echi e contraccolpi anche nella pubblicistica ateniese del tempo. A fianco dei Greci ortodossi scese Francesco Crispie poi, con lalegge Mancini del 1877, la chiesa fu restituita alla comunità greca, presso la quale, fino al terremoto servirono i preti Aravandinòs e Gkorojannis. Uno studio certamente ricco,documentato, puntuale, denso di suggestioni e di spunti,fondamentale per ricostruire i rapporti tra Sicilia e Grecia nel XIX secolo e per immaginare quelli che si auspicano altrettanto fecondi del XXI secolo.

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Immagine di copertina: da sin. il grecista Francesco Scalora, libro, prof. Daniele Macris presidente Comunità Ellenica dello Stretto


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