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Donald Trump, la Camera vota sì all’impeachment

Sarebbe il terzo presidente americano dopo Andrew Johnson (1868), Bill Clinton (1998), Nixon si dimise prima del voto

di Roberto Sciarrone, Sapienza Università di Roma


:: Esteri

Gio 19 Dicembre 2019 - 10:57


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La Camera vota sì all’impeachment per Donald Trump, sarebbe (se anche il Senato si esprimerà in tal senso) il terzo presidente americano dopo Andrew Johnson (1868), Bill Clinton (1998), Nixon si dimise prima del voto.

I due articoli di impeachment sono stati approvati, il primo con 230 voti favorevoli e 197 contrari, tutti i repubblicani più i dem Collin Petterson e Jeff Van Drew, deputato del New Jersey che ha già annunciato di voler cambiare partito.

Trump passerà alla storia, ma forse nella maniera meno “sognata” e meno “voluta” da quel fatidico 20 gennaio 2017 allorché il tracimante imprenditore newyorchese giurò sulla “mitica” “Bibbia di Abramo Lincoln”.

L’America, scrivevamo tre anni fa, era divisa sulla nuova idea di politica del neo presidente che parlava alla “pancia” del Paese. Trump, in quei giorni, si apprestava ad assumere l’incarico con un indice di popolarità tra i più bassi di sempre intorno al 40 per cento. Il neo presidente, laconico, scrisse tramite Twitter: “Non ho bisogno delle superstar, guardate quanto hanno fatto poco per Hillary: io voglio la gente”.

Oggi quella stessa folla plaudente come reagirà?

Dal giorno dell’insediamento sono seguiti i numerosi proclami, le prime settimane della presidenza Trump sono state violente, inaspettate, spietate. Il neo presidente si è scagliato, a turno, contro un obiettivo e a suon di ordini esecutivi ha stupito tutti per la velocità con la quale ha “demolito” l’edificio presidenziale concepito da Barack Obama in otto anni.

Dall’ordine esecutivo per l’abrogazione dell’Affordable Care Act al ritiro formale degli Stati Uniti dalla Trans-Pacific Partnership (Tpp), dalla re-introduzione del divieto di accedere a finanziamenti pubblici per le ONG che praticano o supportano pratiche d’aborto alla ripresa della realizzazione dei due oleodotti della discordia: il Keystone XL e il Dakota Access, che erano stati bloccati dall’amministrazione Obama.

E poi il muro, già: il muro. I rapporti tormentati con l’Europa e i suoi leader, una conduzione politica più simile alla Casa Bianca di Frank Underwood di House of Cards che allo stile istituzionale, seppur controverso, dei quarantaquattro predecessori.

Cosa rimane adesso?

L’America First, sbandierato per tre anni è ancora al primo posto nei cuori degli americani? Dalla guerra sui dazi al protezionismo ricercato da oggi si volterà pagina, o forse no.

Sentite Bloomberg: “approvando l'impeachment contro Trump, la Camera dei Rappresentanti Usa ha fatto il suo dovere costituzionale. Sfortunatamente sembra sempre più evidente che il Senato repubblicano non lo farà. Questa questione non sarà risolta fino al prossimo novembre dal popolo americano". Il candidato alla presidenza con i democratici, commentando la messa in stato di accusa di Trump anticipa l’assoluzione da parte del Senato controllato dal Grand Old Party.

Una nuova pagina tormentata di storia americana.

 

 


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