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L’Austria: Stockerau e una storia irlandese. Enzo Farinella racconta….

La minuziosa ricerca storica, sul contributo intellettuale dei monaci irlandesi al nostro continente che lo studioso dell’Università di Dublino Enzo Farinella, sapientemente imprime, periodo dopo periodo nei suoi saggi, scorre agli occhi del lettore come per immagini. Luoghi, personaggi e accadimenti divenuti animati nella loro mente, prendono il posto alla lettura

intervista a cura di Mimma Cucinotta


:: Uno Sguardo all' Europa

Gio 21 Novembre 2019 - 17:08


Immagine Principale

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Dublino, 21 novembre 2019 - Sempre stimolante  approfondire la storia del monachesimo irlandese, cui operosità e cultura hanno indelebilmente legato Irlanda ed Europa nei secoli, ma quanto mai affascinante è conoscerla dalle pagine dei libri di Enzo Farinella. La lettura dei testi, curati dallo studioso dell’Università di Dublino, diviene una conoscenza live del monachesimo irlandese che dal VI al XIV secolo rappresenta una tappa importante della storia universale.

In Italia dall’Università di Pavia, che si deve al monaco irlandese Dungal a Bobbio passando per la Sorbonne in Francia a Clement e Scotus EurigenaSweeny di Clonmacnoise  lo studioso che contribui alla fama dell’Università di Oxford;  da Vienna e Praga che devono al monaco Donaldus le loro università; Iona e Lindisfarne in Gran Bretagna ed ancora Luxeuil in Francia, San Gallo in Svizzera, Salisburgo e Vienna in Austria, Wurzburg e Ratisbona in Germania sono centri culturali e religiosi più importanti fondati da monaci irlandesi.

La minuziosa ricerca storica, sul contributo intellettuale dei monaci irlandesi al nostro continente, sapientemente impresso da  Farinella, periodo dopo periodo nei suoi saggi, scorre  agli occhi del lettore come per immagini. Luoghi, personaggi e accadimenti  divenuti animati nella loro mente, prendono il posto alla lettura. 

Professore Farinella, ricordo che ad una tua conferenza appassionasti il pubblico parlando di un buon pranzo in Austria, accompagnato con una gradevole bottiglia di Gruner Veltliner, assaporato delicatamente da un calice di cristallo francese Gobain, svelando poi che Gobain fu monaco irlandese e che il vino bianco, proveniente dalla Wachau Valley, trae le sue origini dall’Abbazia di Melk, famosa per la tomba di S. Colman, un Santo martire irlandese dell’XI secolo, detto di Stockerau.

Vorresti raccontarci l’Austria irlandese, partendo proprio da Stockerau ?

Stockerau, una cittadina dell’Austria meridionale con circa 16,000 abitanti, è divenuta famosa per il martirio di S. Colman, un viandante irlandese, che per caso stava attraversando il suo territorio.

La sua posizione, non lontana dalla capitale austriaca - appena 24 km da Vienna – la pone al centro quasi di un’importante snodo viario tra Europa dell’Nord-Ovest, Europa centrale ed Italia. Castelli nobiliari, tra i quali Stettelforf, diretto da Zygmunt Trafny, e altri degli Asburgo, il cui splendore si specchia ancora nel vicino Danubio, la più importante via fluviale tra Germania e Mar Nero, inorgogliscono il suo territorio. 

L’Austria, una Repubblica democratica fin dal 1920, ha conosciuto regimi autoritari  dal 1934 sotto i Cancellieri Engelbert Dollfuss e Kurt von Schuschnigg, eliminati quattro anni dopo da Adolf Hitler con l’annessione o l’Abschluss da parte della Germania nazista. Riacquistala la propria libertà nel 1945, l’Austria è tornata a risplendere nelle arti, promosse nel passato dai Babenbergers, dagli Asburgo e dalla Chiesa.

Chi era San Colman e quale impatto ha avuto in Austria?

Colman, si stava recando in Terra Santa nel 1012 o forse stava ritornando, quando è stato fermato come spia ungherese e giustiziato.

Il territorio di Stocherau in quel tempo era soggetto a continue incursioni di tribù’ magiare, polacche e di altri barbari. Simili incursioni non solo impoverivano gli abitanti del luogo ma ne scompigliavano la vita. Essi non potevano più sopportare la loro presenza e vedevano in tutte le persone strane possibili spie. Colman, che parlava solo il gaelico, una lingua difficile, venne subito sospettato di essere spia ungherese. L’impossibilita’ di rispondere alle domande che i locali gli ponevano, rinsaldo’ le loro vedute che quel tipo strano era proprio una spia.  Cosi’ lo torturarono e impiccarono proprio a Stockerau. Subito dopo la sua morte pero’, molti miracoli avvennero, testimoni silenziosi della sua santità. Ovviamente un innocente era stato immolato. Casi’, da straniero, e’ divenuto il Santo Patrono dell’Austria per circa quattro secoli.

 

Destini di altri grandi leaders

Mille anni prima, un altro Essere, divenuto uomo, si era incontrato in circostanze simili. Il suo sacrificio ha rigenerato il mondo.

Lungo la storia grandi leaders hanno affrontato la morte o anni duri di prigionia nel silenzio piu’ assoluto o in esilio con poche speranze.

Field Marshal Jan Christiaan Smuts, sud-africano, fu uno di loro. S. Patrizio, un altro. S. Columba ne assaporo’ la sua parte nella selvaggia isola di Iona, dove il mondo sembrava finisse.

Oggi esistono anche molti martiri silenziosi, vittime di guerre ingiustificate e tanti altri che non possono raccontare la loro storia dopo essere stati ammassati su barconi di ventura, inghiottiti per sempre dalle onde del mare. Altri ancora, che possiamo definire sopravvissuti “fortunati” di tali viaggi mortali, mentre erano alla ricerca di libertà fondamentali, si son trovati non liberati, ma umiliati e trattati da lebbrosi ai confini di nazioni ermeticamente chiuse da filo spinato al di là di ogni umana comprensione. 

Graça Machel, membro-fondatrice degli Elders e avvocato internazionale per i diritti delle donne e dei bambini, vedova di Nelson Mandela, fu lei stessa una volta una migrante terrorizzata che chiese e le si accordo’ asilo.

Per tutti costoro Colman e’ un Santo per il terzo millennio.

La narrazione di Colman, peregrino irlandese, entusiasmerà i nostri lettori, vorresti aggiungere  altri particolari sulla  vita di questo Santo?

Recarsi almeno una volta in vita a Roma o nei Luoghi Santi fu il sogno di tutti gli irlandesi. Questo spinse Colman a lasciare la sua terra e, in obbedienza a questa voce, egli si trovo’, un giorno, sconosciuto e incapace a farsi capire.

I pellegrini irlandesi scelsero dal VI al XVI secolo la “Peregrinatio pro Christo”: una vita di viandanti in esilio, seguendo Cristo come modello, la cui esistenza sulla terra fu spesso descritta come un pellegrinaggio, un periodo di esilio dalla propria terra, al culmine dell’abnegazione, lontani dalle proprie strutture sociali e familiari.

Colman volle sperimentare questo tipo di vita per trovare risposte al suo viaggio esistenziale. Egli non fu un apostolo, un monaco, un insegnante o un predicatore, inviato a convertire gli infedeli, ma un normale viandante.

La sua presenza sul territorio austriaco è stata descritta dalle cronache di Vienna come un segno della Provvidenza: Dio ci invio’ dall’Irlanda, situata all’estremità del mondo, un Santo che sarebbe stato l’intercessore di tutta la nostra nazione...

Colman nacque in Irlanda nella contea o provinvia di Meath da sangue nobile.

Il suo retroterra aristocratico e i miracoli che avvenivano sulla sua tomba dopo il suo martirio potrebbero aver attratto l’attenzione dei Babenbergs e per questo motivo le sue spoglie sono state trasferite nell’imponente basilica benedettina della città di Melk, residenza del loro casato, allora la citta’ piu’ importante del territorio austriaco.

A re e principi venne dato il suo nome. Circa 250 chiese e cappelle votive sono state dedicate in onore del martire Colman.

Lo Stephansdom o Cattedrale di Vienna possiede una piccola pietra sulla quale è stato versato il sangue del nuovo martire, posta li’ dal Duca Rodolfo IV.

Pellegrini provenienti da ogni parte del mondo ancora affollano il suo santuario a Melk.

Il suo culto si sparse anche in Ungheria, dove l’allora potente Re Stefano o S. Stefano d’Ungheria, attratto dalla popolarita’ di cui godeva il Santo irlandese, ordino’ che il suo corpo venisse portato in Ungheria. E cio’ avvenne. Sfortunatamente pero’ invece di abbondanti benedizioni, il regno di Re Stefano venne colpito da peste e altri malanni e il Santo venne allora riportato a Melk, dove ancora oggi riposa.

Sul suo sepolcro è scritto: - Justus ut palma florebit – il giusto fiorirà come la palma. 

 

Potresti spiegare il rapporto tra i Babenbergers potente famiglia francone – bavarese e i pellegrini irlandesi ?

Babenbergers hanno tanto ammmirato anche i monaci irlandesi. Per loro, nel 1160, essi costruirono lo  Schottenstift o il monastero di St. Maria a Vienna.

Heinrich Jasomirgott, mentre edificava il suo castello a Vienna, chiese anche a vari impresari di Regensburg di stabilirsi in questa nuova citta’ che stava sorgendo. Essi accettarono a condizione che religiosi irlandesi che allora reggevano il monastero di Regensburg, famoso in tutto il territorio di lingua tedesca, potessero anche stabilirsi li’. Cosi’ venne costruito il monastero di St. Marien, che in pochi anni organizzo’ scuole dove formare i giovani per l’amministrazione della nuova citta’ ducale. Nel suo scriptorium vennero compilati gli  Schotencloster Annals, ora in visione nella National Library di Vienna.

Circa due secoli dopo, i monaci irlandesi figurano anche tra i firmatari dell’Università di Vienna – l’Alma Mater Rudolphina -, voluta dal Duca Rodolfo nel 1365.

Johannes Aventinus, negli “Annals of Bavaria”, lodo’ lo Schottenstift e le Schottenschule, quali centri di sapere, asserendo: “I monaci irlandesi si sono conquistati il rispetto assoluto degli austriaci con i loro scritti e il loro insegnamento”.

 

Oggi, mentre Vienna risplende di mille luci nei suoi mercatini natalizi, quasi riproducendo il fasto degli Asburgo, Stockerau è’ orgogliosa delle Styler Suore Missionarie che promuovono il Servizio Volontario Europeo internazionale dal monastero sorto sul luogo del martirio di S. Colman per portare pace, giustizia e solidarietà all’Europa e al mondo intero del terzo millennio.

Di tutto questo il nostro amico, Professor Enzo Farinella, autore del libro: Attraverso valli e montiMonaci irlandesi alle origini della storia austriaca ed europea, parlerà nel monastero delle Styler Suore Missionarie di Stockerau, il 2 dicembre prossimo.

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Enzo Farinella, nato a Gangi in prov. di Palermo,  è docente di Antropologia filosofica nell’Università di Dublino, studioso di monachesimo irlandese in Europa,giornalista corrispondente per ANSA  e Radio Vaticana dall’Irlanda, dove vive da 45 anni.  Per 20 anni Addetto Culturale presso l’Istituto Italiano di Cultura a  Dublino, in atto fondatore e direttore di Casa Italia, organismo diretto agli scambi culturali Italia – Irlanda. Priore d’Irlanda per l’Ordine Capitolare  dei Cavalieri della Concordia, referente a Dublino del’Associazione di Volontariato: I Cittadini contro le mafie e la corruzione.

Alcune pubblicazioni sull’Irlanda

Through Mountains and Valleys , l’ultimo volume presentato da Enzo Farinella il 16 maggio 2019 all’ Ambasciata d’Irlanda a Vienna, su espresso invito dell’Ambasciatore Tom Hanney, in occasione della cerimonia del 50° Anniversario dell’Associazione Austro-Irlandese. 

Un’ombra sull’Europa – La tragedia dell’Irlanda del Nord – Roma 1990;

L’Irlanda: Terra di Magia – La cultura gaelica e l’Europa Unita – Catania, 1995;

Irish Italian Links – A long lasting friendship now at work in the EUItalia-Irlanda: Un’amicizia secolare al lavoro nell’Unione Europea, Catania, 1997;

Casa Italia First Annual, Acireale-Roma, 2000;

San Cataldo, an Irish Monk?, Acireale-Roma 2002.

Twinnings between Ireland and Italy; Gemellaggi tra Italia e Irlanda –   Acireale-Roma, 2004.

Cultural Links between Ireland and Sicily – Sicilia –Irlanda: Legamiculturali, – Palermo, 2005

Italia – Irlanda: Cultura e valori, – Alle radici dell’umanesimo personalistico europeo; Ireland andItaly: Culture and values – At the roots of the European personalistic humanism, Szombathely, 2009

Biografia completa http://www.paeseitaliapress.it/album_18_Enzo-Farinella-biografia.html

 

 

 


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Articolo Enzo Farinella, biografia

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