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Gli unici sconfitti sono i Siriani

di Francesco Mazzarella


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Ven 01 Novembre 2019 - 19:17


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«Sono tre anni che cerco al-Baghdadi. Qualche mese fa ho cominciato a ricevere delle informazioni utili, anche dall’intelligence»: queste le parole di Donald Trump, che rivendica con toni un po' beffardi l’intera operazione per scovare ed “eliminare” il capo dell’Isis. Il presidente Americano, nel ringraziare tutti, o quasi: non menziona l’Europa, dichiara la fine della lotta al terrorismo e la ritirata delle truppe americane dalla Siria per il ritorno a casa. Una affermazione che in sé ha due false verità, la prima e che i soldati Americani di stazione alla base di a-Tanf, semicerchio di 55 Km di raggio nel sud-est della Siria, al confine con Giordania e Iraq, non lasceranno la base, da cui tengono sotto controllo l’Iraq. La seconda è la fine del terrorismo.

Da circa otto anni in Siria vi è una guerra, che mediaticamente si è connotata come “lotta alla tirannia”…. In origine al presidente Assad, poi a Erdogan…. Ed adesso bisognerà trovarne un altro… La guerra in Siria in realtà è ben altro, un intreccio, difficilissimo, in cui vi sono coinvolti a diversi livelli ed esposizioni Stati Uniti, Russia, Francia, Regno Unito, Arabia Saudita, Emirati Arabi, Qatar, Turchia, Iran, Libano, ed Israele, oltre ai volontari delle formazioni jihadiste provenienti da Europa, Medio Oriente, Nord Africa e Asia, compresa la Cina, le feroci milizie filo-turche, tutto questo con forniture di armi “legittimamente” fornite da aziende occidentali, statunitensi, ed Italiane.

Nessuno è esente da colpe nel massacro che va avanti imperterrito da otto anni in Siria, in un cinico gioco di potere e affari spacciato per una manichea lotta tra buoni e cattivi.

Il 22 ottobre nell’ accordo tra Putin ed Erdogan sulla cosiddetta safe-zone, parlano  solo di terroristi che se ne devono andare, i curdi che ieri erano utili per combattere i jihadisti, oggi sono sacrificabili ad altri interessi divenuti più importanti, quindi abbandonati al massacro e all’esodo di massa. Un accordo che non attenziona la vita o la pace della gente ma sicuramente “stabilisce” dei controlli, accordo supportato anche da Assad che così spera, grazie al supporto russo, di riprendersi Idlib.

Nel 2017 i curdi siriani erano arrivati a controllare quasi un terzo della Siria, ben oltre la loro terra, pur essendo meno del 6% della popolazione siriana. Alla fine, il sogno si è infranto, com’era prevedibile, di fronte all’opportunismo della Casa Bianca, alle pretese neo-ottomane dell’invadente vicino turco, agli interessi geopolitici del Cremlino, e ai tentativi espansionistici iraniani.

La Siria è da tempo considerata soltanto un bottino da spartire tra potenti, sulla pelle dei siriani che non contano, la gente comune: bambini, anziani, giovani, donne, famiglie ed intere etnie. E ancora curdi, cristiani, alawiti, yazidi e minoranze di ogni genere.

Nel conto vanno messi anche i quasi quattro milioni di rifugiati in Turchia usati come arma di ricatto nei confronti dell’Europa, i milioni di sfollati, mezzo milione di morti e qualche milione di feriti con conseguenze permanenti, un paese completamente distrutto. Una guerra di cui non si vede la fine e una ricostruzione, se e quando ci sarà, che si delinea già come un ghiotto business per i vincitori. Di certo l’unica cosa sicura è che gli unici sconfitti saranno i Siriani.


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