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Ue, Andrew Spannaus: tornare alla sovranità democratica delle Nazioni

L’analista politico statunitense ha presentato a Roma, nella sede della John Cabot University, il suo ultimo libro, Original Sins


:: Uno Sguardo all' Europa

Gio 12 Settembre 2019 - 10:17


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Roma, 11 settembre 2019 «Il realismo è il primo passo verso l’idealismo. L’Europa è nei guai e bisogna guardare negli occhi la realtà: gridare contro il populismo e il sovranismo è inutile; è necessario, invece, andare alla radice di quello che sta accadendo». Andrew Spannaus, analista politico di origine statunitense, stabilitosi in Italia, ha presentato alla John Cabot University (JCU) di Roma, a cura dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici, l’ultimo suo libro. S’intitola Original Sins, Globalization, Populism and the Six Contradictions Facing the European Union (Mimesis International 2019, 86 pagine).

«I peccati originali – original sins – al centro del testo sono identificabili con i motivi alla base della trasformazione della Comunità europea in Unione. La Ue è nata per rispondere a nuove esigenze di pace, diritti umani, forza economica, rapporti con gli Usa, difesa comune, geopolitica. Ma poi, nella sostanza, gli interessi delle oligarchie hanno prevalso su quelli collettivi, dei popoli dei singoli stati», ha spiegato Andrew Spannaus. «Da qui – ha sottolineato – le reazioni populiste, sovraniste e antisistema, che non potranno essere acquietate, per fare l’esempio italiano, con un governo in sintonia con la Commissione europea».

L’analista politico Usa, autore, fra l’altro, del libro “Perché vince Trump”, che predisse la vittoria dell’attuale presidente, ha proseguito: «Per superare le contraddizioni e i peccati originali dell’Ue, è necessario rompere con gli errori del passato e ritornare alla sovranità democratica delle nazioni, promuovendo il benessere comune, nell’ambito di una cooperazione sovranazionale, che non va esclusa, ovviamente».

In questo senso, Spannaus ha citato la Pace di  Vestfalia del 1648, con la quale terminò la Guerra dei Trent’anni, che era imperniata su un concetto: «Lo stato è responsabile del proprio territorio e dei suoi cittadini e le altre nazioni non devono interferire».

«Questo significa riconoscere che ogni stato ha degli interessi legittimi, che vanno rispettati nel quadro di una cooperazione reciproca. Oggi, si tratta di evitare – ha concluso l’autore – che prevalgano degli interessi privi di legittimazione democratica e contrari al bene comune, come visto troppo spesso nell'epoca della globalizzazione finanziaria».

«Un libro provocatorio e utile, contenente analisi di cui tanto la nuova squadra di Bruxelles e Strasburgo, che quella di Roma farebbero bene a tenere conto», ha dichiarato il professor Federigo Argentieri, direttore dell’Istituto Guarini per gli Affari Pubblici della JCU.

                                                                                                                     http://www.johncabot.edu/


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