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Leggere Salina

Tra storia, leggenda e mito, una delle meraviglie della Sicilia

recensione di Pina D'Alatri


:: Cultura Arte Spettacolo

Gio 11 Luglio 2019 - 23:26


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Nel mare “nostrum” là dove storia e leggenda si sono sempre intrecciate, tra le isole Eolie, spicca l’antica Didyme, oggi Salina, luogo votato al turismo consumistico  ma anche ricettacolo di valori e di tradizioni stratificate ( Gerardo Rizzo, “Lettere da Salina,”2019 C.E. Di Nicolò, Messina). L’isola per secoli è rimasta appartata, custode del passato, i suoi abitanti schivi  hanno raggiunto lentamente la modernità sia per la difficoltà dei contatti sia per una certa ritrosia propria degli isolani. Gli ultimi cento anni  sono quelli che immaterialmente congiungono l’isola al continente, sono quelli in cui l’economia si trasforma e le abitudini mutano. L’informazione a mezzo stampa e poi  la diffusione dell’elettricità e quindi della radio hanno notevoli ripercussioni sulle scelte di vita degli isolani più aperti e consapevoli. Anche la Chiesa si apre alla modernità e cerca consensi attraverso il restauro di pregevoli monumenti di culto tra contrasti e partigianerie. Il quasi centenario Franco Alaimo è il narratore interno  al testo che racconta, in prima persona, quanto ha raccolto nella sua memoria, secondo due piani prospettici, quello introspettivo del ricordo e quello oggettivo della cronaca. Il narratore è onnisciente ma non è sempre attendibile perché tende sempre ad un’auto giustificazione di comportamenti devianti che pesano su di lui come macigni. Da un lato, egli si rappresenta come modello di rettitudine e di impegno, in realtà è alla ricerca di un riscatto che possa assolverlo dalle sue reticenze e dalle sua fuga dalla vita reale. All’apparenza è un vincente, in realtà è uno sconfitto che non ha voluto cogliere  quanto la vita gli offriva in successo e in  gratificazioni .   L’io narrante,  con chiarezza e lucidità e talvolta  con ironia,  racconta l’isola nel suo passaggio epocale, ne registra i mutamenti, i progressi e le acquisizioni; allargando la sua ottica verso il mondo. L’io narrato è invece sfuggente e tende ad impietosire il lettore, ostentando una solitudine più voluta che subita. Tuttavia egli rappresenta il punto di vista e il comportamento della comunità isolana, arroc cata su  principi atavici e incontrovertibili, la colpa di cui si è macchiato sarebbe stata risolta da una liberatoria confessione. Alaimo, però, pur di non venir meno all’immagine che  vuol lasciare di sé agli altri,preferisce rinunciare agli affetti più cari e vivere nella solitudine e nel rimorso. L’unica via salvifica è quella di un memoriale da lasciare  all’unico che potrà comprenderlo e non condannarlo, al nipote, mai visto, che vive nell’ottava delle isole eolie:nella lontana Australia. Da ciò le lettere che narrano la microstoria dell’isola e la macrostoria dell’Italia e del mondo.  Alaimo  tutto annota dal terremoto del 1908 , alle due guerre mondiali . Soprattutto si sofferma sul periodo postbellico, quello dei grandi mutamenti che coinvolgono non solo gli assetti  politici e territoriali degli stati ma particolarmente la  mentalità e i comportamenti degli uomini. Da ciò viene fuori un affresco chiaroscurale dell’isola, dove un popolo schivo e fiero , si accosta alla modernità, contaminandosi. E’ proprio questo il messaggio che   Franco Alaimo vuol trasmettere ai posteri, attraverso il nipote propaggine sconosciuta di sé. L’isola non deve perdere la sua sacralità, non è solo il luogo del buon selvaggio ma è anche un posto dell’anima dove ritrovare se stessi , a contatto di una natura  incontaminata . L’isola deve poter parlare ancora di  sé  e del suo straordinario passato, delle streghe e dei loro furori, dello splendore dei grappoli di vite. Didyme, deve poter essere auscultata e percepita nella sua sacralità e deve essere vissuta nella sua bellezza incontaminata. Il giovane Alaimo diventerà custode della storia e della bellezza dell’isola.

 

Foto: Salina (di Domenica Puleio)


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