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A Verona il 20 giugno la Giornata mondiale del rifugiato è al Forte Santa Sofia

OneBridgeToIdomeni: “Vorremmo che la giornata non finisse il 20 giugno” “la meta è il coabitare”

di Luca Cricenti - corrispondente a Verona


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Ven 14 Giugno 2019 - 22:41


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Verona - Il prossimo 20 giugno si terrà per il quarto anno di fila la giornata mondiale del rifugiato nell’avvincente cornice del Forte Santa Sofia, a pochi passi dal santuario della Madonna di Lourdes. Un luogo storico e al contempo immerso nel verde, dal quale è possibile ammirare tutta la cittadina veronese.

L’organizzazione capofila del progetto è ancora una volta OneBridgeToIdomeni una ONLUS della città scaligera nata nel 2016 dall’iniziativa di 5 volontari veronesi partiti per fornire degli aiuti umanitari nella città-mondo di Idomeni, al confine tra Grecia e Macedonia. L’associazione ha effettivamente creato un ponte tra le due città basato su una reciprocità particolare: i volontari partivano portando aiuto alle popolazioni di migranti residenti nei campi di internamento e ritornavano con testimonianze e storie che hanno accresciuto la consapevolezza e la voglia di agire della popolazione veronese. Quest’ultima infatti è stata sempre il motore pulsante di OneBridgeToIdomeni, che infatti non manca di ricordare in una nota sul proprio sito che “tutto ciò è stato reso possibile in primis grazie al supporto della popolazione veronese che, partecipando in prima persona, ha contribuito all’efficacia del ponte instaurato”.

Questo ponte ha dunque assunto molteplici forme e il prossimo 20 giugno vuole rendere la giornata mondiale del rifugiato un vero e proprio manifesto della coesione sociale che parta dal basso e sia realmente possibile in concreto. Non a caso il titolo dell’iniziativa è “stranieri residenti: reinventare le pratiche politiche al di fuori delle istituzioni”. Una presa d’atto del clima politico attuale di avversione verso i migranti, ma non di meno una scelta di intervenire e prendere in mano la situazione nonostante le difficoltà del caso per giungere a “scrivere un diritto fattuale al di là del puro e semplice diritto giuridico, verso l’invenzione che sola permette il vivere insieme”.  Infatti l’evento proverà, attraverso le esperienze che si susseguiranno nel corso della giornata, a rispondere alle domande: come reagire? Quali sono i nostri poteri? Come si possono esplicare?

Quindi ancora una volta testimonianza pura che possa realmente colpire le persone e farle riflettere, come d’altronde è avvenuto già lo scorso anno con la partecipazione di grandi ospiti ferrati nel tema tra cui i professori Gianluca Solla e Fabrice Dubosc, Eliana e Dagmawi di "Per cambiare l'ordine delle cose" e Deepika Salhan. Quest’anno vi saranno altri ospiti e relatori - il programma uscirà nei prossimi giorni - ad arricchire cuore e mente dei numerosi partecipanti che si attendono (l’anno scorso circa 800) a partire dalle 16.30.

Per quanto riguarda la cornice del Forte di Santa Sofia il Presidente di OneBridgeToIdomeni, Giulio Saturni, già l’anno scorso spiegò compiutamente (e mai potrebbe essere più azzeccato che in questo momento storico) le ragioni della scelta: «il luogo scelto per questa giornata non è banale, siamo infatti dentro il muro costruito per difendere la città. In origine il muro era simbolo di conflitto, di zona militare, stigmatizzato sempre dai paesi cosiddetti democratici. Dagli anni Novanta il muro è invece diventato simbolo di sicurezza e protezione, desiderato dagli stessi cittadini spaventati dalle minacce esterne e sfruttato dai politici. Non è un caso se dalla caduta di quello di Berlino, il numero di muri nel mondo si è quadruplicato (dall’Ungheria, agli USA, passando per l’Austria e la Bulgaria, per citarne alcuni, ndr). A quell’evento grandioso dell’89 che tante speranze aveva alimentato in noi con la promessa che mai più sarebbero stati costruiti muri per dividere i popoli, è succeduta proprio la politica dei muri, delle paure e delle guerre preventive. E lungo questi nuovi muri i diritti umani non esistono, - ha poi aggiunto ancora Saturni - donne, uomini e bambini subiscono violenze inaudite. E si muore. Tra 2015 e 2016 sono morte più di 10.000 persone provando a passare un confine, senza contare il Mediterraneo dove, solo nel 2016 sono morte più di 5.000 persone. Un vero e proprio atto di guerra contro milioni di persone che scappano da guerre e povertà».

Un concetto chiaro che esprime appieno la volontà di gettare un colpo di spugna sul male che caratterizza l’attualità e di voler ripartire con l’arma più forte della cittadinanza attiva: la coesione. Così da mostrare a tutti che si può vivere genuinamente insieme, come dimostrano realtà già esistenti a Calais, Idomeni, o ancora con l’esperienza istituzionale passata dei Progetti SPRAR e con quella autorganizzata di Baobab Experience a Roma. Quindi non una speranza o una fantasia, il classico pensiero utopico buonista di turno, ma qualcosa che si basa sul successo della realtà.

In particolare, OneBridgeToIdomeni, vuole trasmettere un pensiero agognato in ogni cuore e mente impegnata nella materia “che la giornata non finisse il 20 giugno, ma continuasse come impegno di tutte le comunità che abitano la città: la meta è il coabitare”.


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Registrazione Tribunale di Messina Registro Stampa n.7 del 20 Maggio 2014
Direttore Responsabile Mimma Cucinotta - Condirettore Domenica Puleio - Direttore Editoriale Silvia Gambadoro


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